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Per ovvi motivi, la principale fonte di iodio per l'organismo umano è quella dietetica. Gli alimenti più ricchi di iodio sono i pesci di mare ed i crostacei; anche le
uova, il latte e la carne
ne contengono quantità importanti. Concentrazioni inferiori ed
estremamente variabili in base alla ricchezza di iodio nel terreno, si
ritrovano nei vegetali e nella frutta. In passato, prima
dell'introduzione del sale iodato, deficit alimentari di entità
variabile erano piuttosto comuni in quei territori dove i terreni, ed
inevitabilmente i loro frutti e le carni degli animali che da essi
traevano nutrimento, erano particolarmente poveri di iodio. Anche
l'acqua rappresenta una minima fonte del minerale; più ricca è quella
marina (50 μg/L), mentre negli Stati Uniti la media dell'acqua da bere è di soli 4 μg/L (WHO, 1988).
La parola d'ordine, quando si parla di iodio negli alimenti, rimane comunque "variabilità"; tanto per citare un esempio, le carni e le uova di un pollo alimentato con una piccola percentuale di farina di pesce contengono iodio in concentrazioni nettamente superiori rispetto alle carni di un animale allevato in modo tradizionale.
| Contenuto medio di iodio negli alimenti | |
| Pesce marino | 1220 μg/kg, fino a 2.5 mg/kg |
| Molluschi | 798 μg/kg, fino a 1.6 mg/kg |
| Alghe marine | 20-8000 mg/kg se essiccate |
| Sale marino | 1.4 mg/kg |
| Latte di mucca | 50-200 μg/L |
| Uova | 70-90 μg/kg |
| Frumento e cereali | 47 μg/kg (dipende dal terreno) |
| Pesce d'acqua dolce | 30 μg/kg |
| Carne | 50 μg/kg |
| Frutta | 18 μg/kg |
| Legumi | 30 μg/kg |
| Verdura | 29 μg/kg |
Il contenuto di iodio degli alimenti dipende:
- dal terreno da cui derivano (vegetali);
- dalla fortificazione con iodio dei mangimi (latte e derivati);
- dall'ambiente in cui vivono gli animali destinati all'alimentazione (pesci marini).
Attualmente si consiglia un apporto giornaliero pari a 150 µg di iodio (nell'adulto). Per assicurare un normale sviluppo del bambino, le donne in gravidanza e in allattamento ne devono assumere quantitativi superiori, rispettivamente 220 µg/die e 290 µg/die. Nel kombu si ritrovano approssimativamente fino a 100.000 µg di iodio su 100 grammi (quasi 1000 volte l'apporto consigliato), mentre in pesci particolarmente ricchi del minerale, come la sardina o il merluzzo le concentrazioni non superano mediamente i 250 µg/hg.
Ad oggi, non sono stati esattamente precisati i livelli tossici di iodio, anche in virtù del fatto che questi risultano molte volte superiori rispetto alle dosi adeguate. Si consiglia, in generale, di non superare i 500-1000 µg/die (in relazione alle abitudini dietetiche della popolazione).
Per quanto detto, appare comunque evidente che il consumo esagerato di alcuni integratori a base di alghe marine può rivelarsi pericoloso per la salute e provocare una particolare forma di ipertiroidismo. Il rischio aumenta ulteriormente nel caso si passi bruscamente da un'alimentazione assai povera di iodio ad una cospicua supplementazione dietetica.
fonte:My Personal Trainer
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